IL
GOLFO DI CAGLIARI
Cagliari, capoluogo e centro della vita politica, economica e culturale dell’isola, sorge al centro della costa che si affaccia sul golfo degli Angeli. Questa ampia insenatura della Sardegna meridionale è delimitata dagli spuntoni di roccia e dalle frastagliate scogliere granitiche di Capo Carbonara ad est e Capo Pula ad ovest. Nel retroterra, i rilievi con i boschi, la macchia mediterranea, le lagune, le saline, le pianure, gli stagni costituiscono un habitat naturale importantissimo (S. Gilla e Molentargius sono zone umide di eccezionale interesse ambientale e faunistico).
Già frequentata nel neolitico e fondata dai fenici in un punto nodale per i traffici, nasce come scalo-emporio e si sviluppa fino a diventare in età punica una vera e articolata città (Karal), della quale è oggi apprezzabile la necropoli di Tuvixeddu. Più consistenti sono le vestigia di età romana, quando la città, grossissimo centro portuale, viene elevata al rango di municipium (tomba di Attilia Pomptilla o grotta della vipera, anfiteatro, villa di Tigellio). Con l’altomedioevo, la città si ritira presso la laguna di S. Gilla, divenendo poi capoluogo del giudicato di Cagliari e restando indipendente fino a che Pisa, rasala al suolo (1257), ne trasferisce il sito sulla collina di Castello. Quest’ultimo viene fortificato e le pendici munite di torri e mura che inglobano i quartieri di Stampace e Villanova. I dominatori iberici , attestatisi come primo insediamento nel colle di Bonaria, fortificarono ulteriormente il Castello, arricchendolo di architetture militari, civili e religiose. Queste ultime si conservano numerose, con le originali decorazioni, pitture, sculture e arredi in stile gotico. Durante il periodo spagnolo è vivace il clima culturale (prosperano le botteghe artistiche e nasce l’università) ma la politica sociale ed economica ristagna. Con i piemontesi si ha un potenziamento delle istituzioni culturali, mentre la fisionomia urbana resta sostanzialmente immutata. Vi si costruiscono il palazzo viceregio e il Regio arsenale, quest’ultimo oggi magnificamente ristrutturato come sede della Cittadella dei musei. I tempi più recenti vedono l’ampliamento urbano verso nordest e nordovest, con tendenza alla conurbazione tra la città ed i grossi centri abitati dell’hinterland , Quartu S. Elena, Selargius, Monserrato, Decimomannu, Assemini, Pirri. Ciò determina importanti cambiamenti nella tradizionale economia agricola di questi centri che si aprono alle innovazioni imprenditoriali adeguando alle esigenze del moderno sviluppo agricolo lo sfruttamento delle loro ricche campagne.
Significativo l'esempio di Quartu Sant' Elena, erede della romana ad quartum lapidem (donde il nome, cui si aggiunse l'intitolazione sabauda alla santa patrona Elena). Questa fu un importante centro agricolo e una stazione dell' arteria stradale orientale sarda. Fu successivamente terra di saccheggio per vandali, goti e saraceni.
Suddivisa in più ville entra a far parte del giudicato di Cagliari. Subisce ulteriori modificazioni sotto Pisa, per giungere ad un definitivo assetto, formalmente riconosciuto dalla corona d'Aragona.
Le incursioni barbaresche, contro le quali si costruiscono poco efficaci torri costiere, e le pestilenze rendono precarie le condizioni di vita della villa in età spagnola. La rinascita coincide con l'avvio della politica sabauda di risanamento e con il progressivo avvivinamento a Cagliari, con la quale intrattiene stretti rapporti pur mantenendo sempre la propria autonomia amministrativa, ad eccezione del momento fascista.
Il settecento la coinvolse in importanti fatti militari, come l'assalto e l'occupazione delle truppe dell'Alberoni (1717) e lo sbarco della flotta giacobina (1793).
Quartu oggi riscopre le feste e le sagre tradizionali, valorizza le proprie chiese, mentre le architetture domestiche tipicamente campidanesi (in mattoni di fango con grande loggiato, cortile e portale d'ingresso) sono ripristinate ad uso privato e pubblico, come è il caso della casa-museo Sa domu 'e farra, dedicata alla vita e alle tradizioni popolari sarde.
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