 TAVOLARA - PUNTA CODA CAVALLO
L’area marina protetta abbraccia
i territori costieri e marini di Olbia, Loiri San Paolo e San Teodoro,
da Capo Cesareo (a nord) a Capo Coda Cavallo (a sud), con le isole
di Tavolara, la più estesa, Molara, Molarotto, Piana, Cavalli ed
altri isolotti.
L’isola di Tavolara, piattaforma granitica su cui poggiano strati
dolomitici e calcarei, ha il suggestivo aspetto di un’impervia montagna
rocciosa che emerge dal mare (lunghezza 6 km, larghezza e altezza
500 m, 565 m s.l.m.). Le pareti a strapiombo la rendono inaccessibile,
con l’eccezione della propaggine granitica dello Spalmatore di Terra
che si estende verso la costa sarda.
I fondali sono di notevole interesse scientifico e naturalistico:
nel tratto di mare compreso tra il lato nord dello Spalmatore di
Terra e l’isolotto Verde, a non più di sei metri di profondità,
sono distribuiti i resti di una spiaggia fossile (beach rock) costituiti
da grandi blocchi piatti di forma regolare, separati da fessure
profonde e sollevati dal fondo in più punti. Altra importante zona
è la Secca del Papa, che risale con numerose guglie da un fondale
di più di quaranta metri a quindici metri dalla superficie.
L’ambiente marino offre uno spettacolo straordinario dovuto alla
presenza di gorgonie rosse e gialle ed al passaggio di cernie, orate,
dentici e ricciole. Il 1991 è l’anno dell’ultimo avvistamento della
foca monaca a Tavolara.
La vegetazione dell’isola è quella tipica costiera, ma i graniti
e i calcari favoriscono il fiorire di una gran quantità di endemismi,
anche molto rari, come alcune specie di limonio e fiordaliso. Le
falesie a strapiombo offrono invece l’ideale rifugio a numerosi
uccelli che vi nidificano, il più caratteristico dei quali è il
marangone dal ciuffo. Tra i rapaci è certa la nidificazione di alcune
coppie di falco pellegrino, mentre è molto probabile, ma da confermare,
quella di una coppia di aquila reale.
L’area marina è interessata anche dalla presenza di una colonia
di garzette e di aironi guardabuoi su un isolotto situato nei pressi
di Punta Coda Cavallo.
La prima attestazione certa dell’uomo a Tavolara risale al neolitico
medio (Grotta del Papa, IV millennio a.C.), mentre la presenza di
giacimenti archeologici sommersi dal III secolo a.C. all’età moderna
dimostra come l’isola, che i romani chiamavano Hermea Insula, abbia
a lungo costituito un importante crocevia di traffici marittimi.
Tavolara, per lungo tempo disabitata, fu sede, fra l’Ottocento e
il 1960 circa, di una piccola comunità di pescatori-pastori corsi
e della famiglia Bertoleoni, discendente da Paolo Bertoleoni divenuto
proprietario dell’isola ed insignito del titolo di “re di Tavolara”
dal re Carlo Alberto (1836). Sull’isola di Molara fu edificato un
castello in età giudicale.
ZONA A
In tale zona è consentito:
l’accesso al personale dell’ente gestore, per attività di servizio,
e a quello scientifico, per lo svolgimento di ricerche debitamente
autorizzate;
la realizzazione di visite guidate subacquee, regolamentate dall’ente
gestore, in aree limitate e secondo percorsi prefissati, tenendo,
comunque, conto delle esigenze di elevata tutela ambientale.
Conseguentemente in tali zone sono vietate la balneazione e la pesca
sia professionale che sportiva, nonché il transito di natanti fatta
eccezione per quelli dell’area naturale marina protetta.
ZONA B
In tale Zona sono consentite:
la navigazione a natanti e imbarcazioni a bassa velocità (non oltre
i 10 nodi);
le visite, anche subacquee, regolamentate dall’ente gestore dell’area
naturale marina protetta;
la balneazione;
l’ormeggio alle apposite strutture predisposte dall’ente gestore;
la piccola pesca con attrezzi selettivi e che non danneggino i fondali,
ai pescatori professionisti dei comuni le cui coste sono compresa
nell’area naturale marina protetta, con un carico giornaliero regolamentato
dall’ente gestore dell’area protetta medesima.
ZONA C
In tale zona sono consentite :
la navigazione a natanti e imbarcazioni;
l’ormeggio, come regolamentato dall’ente gestore dell’area naturale
marina protetta;
le immersioni subacquee, compatibili con la tutela dei fondali;
la piccola pesca con attrezzi selettivi che non danneggino i fondali,
ai pescatori professionisti dei comuni le cui coste sono comprese
nell’area naturale marina protetta;
la pesca sportiva con lenze e canne da fermo. (Tratto da http://www.regione.sardegna.it) |